dicembre 23, 2014

È Natale, così dicono.

La farmacia è praticamente vuota, c’è solo un cliente e nel momento stesso in cui le porte a vetri si aprono per lasciarmi passare la farmacista – che fino a un momento fa stava appoggiata alla scaffalatura – si avvicina alla seconda postazione libera accogliendomi con un sorriso.

Do la mia ricetta e lei comincia a fare la ricerca sul terminale. Al cliente che è lì prima di me chiedono la tessera sanitaria.

– Niente tessera, niente, facciamo che siamo evasori. Tutti rubano, rubo anch’io.

E questo che c’entra?, penso, e la farmacista sempre sorridente mi dice che ciò di cui ho bisogno “non è in casa”, però lo possono far arrivare domani mattina.

Sto per rispondere che ne ho bisogno subito e quindi grazie ma preferisco cercarlo da un’altra parte.

E mentre lei mi dice

– Allora le consiglio di continuare la sua ricerca…

l’altro cliente intasca la sua ricetta, il resto e il suo farmaco e si incammina verso la porta a vetri dicendo

– Se questa mi chiede soldi le spacco la faccia.

Oltre la porta c’è una donna, una signora, una rom o sinti non so, non importa, è una donna che appena si aprono le porte dice

– Buonasera signore

tendendo la mano.

E il signore la manda sonoramente affanculo. Con una voce un po’ così, un po’ baritonale, un po’ da maschio Alfa, un po’ territoriale.

Intasco la mia ricetta ed esco dalla farmacia. La signora ha fatto qualche passo in direzione del tipo e lo guarda indignata. Incazzata. Dice qualcosa ma non capisco cosa, sto per attraversare ma poi decido di restare dallo stesso lato della strada. Cammino contromano oltre le auto parcheggiate alla mia sinistra così da avere sott’occhio i due. Mi incammino nella stessa direzione presa dal tipo che continua a urlare qualcosa. Qualcosa del tipo “zingara di merda vattene via… via!”, ma la signora mica va via e non sta zitta. Il kebabbaro che sta fumando una sigaretta sul marciapiede si porta il dito indice perpendicolare alle labbra guardandola e vedo il tipo fare un movimento goffo ma chiaro, quel movimento con cui si simula un’aggressione, accompagnato da un “guarda che ti spacco la faccia” e poi la mia voce mi sorprende e dice

– La faccia finita, la faccia finita e se ne vada.

– E lei che vuole?

– Vada a casa, la lasci stare e dia l’esempio.

– Io l’esempio?

– Eh sì, è un uomo o no? Lasci stare la signora.

– Dia l’esempio lei!

– Lo sto facendo, sto parlando con lei.

– Se la porti a casa sua allora, lei che difende gli zingari.

– La lasci stare e se ne vada.

E qui mi risponde dicendo qualcosa che non ricordo, qualcosa che è un insulto o forse avrebbe voluto esserlo. Qualcosa che ha tutte le sfumature e il rumore dei rutti dei leghisti sfondati dal dio Po.

Non ricordo di preciso cosa, è successo qualche ora fa. Ricordo però che ho risposto con

– Vada a casa, buon natale e vaffanculo.

Così attraverso la strada, una signora regge le sue buste con la spesa, mi guarda, ricambio lo sguardo e mi sorride.

Immagina, ora, un buon natale.

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  1. Un pochino di poesia, di buonismo, di stupidità. Non sono d’ccordo e non sono di sicuro leghista!

    Rispondi
    • non ho capito con cosa non sei d’accordo.

    • Con questa idea che gli zingari siano brave persone!

    • Innanzitutto sono persone e in molti hanno un atteggiamento dal quale NON traspare il benché minimo rispetto. Rispetto all’abuso della parola “zingaro” ti faccio notare che per i Rom, Sinti ecc la parola “zingaro” è un insulto. Così come per un italiano (faccio un esempio che non so neppure quanto sia calzante visto che i tempi sono cambiati) essere chiamato “spaghetti” nei paesi nordici o “wop” e “dago” negli USA. Attenzione con le parole, perché possono fare male e l’uso che ne facciamo denotano un certo modo di vivere, pensare e agire. Ciao.

  2. Ho come l’impressione che il Natale di per sé non solo non serva affatto a migliorare l’atteggiamento delle persone grette, ma semmai lo peggiora buttando i più dentro una sorta di isteria di massa, dato che questa festività rappresenta né più né meno il non plus ultra del consumismo prêt-à-porter.
    Mettici poi che quel “signore” sarà di suo un povero pirla.
    Me lo immagino che va via ingrugnito di brutto.

    Rispondi
    • Parecchio ingrugnito, credo che il solo fatto che qualcuno lo abbia apertamente contrastato gli abbia dato parecchio fastidio. Sarebbe ora di contrastare molto più apertamente e frequentemente atteggiamenti di questo tipo, l’aria delle strade diverrebbe un po’ più respirabile.

  3. Già. In certe situazioni ci si aspetta solidarietà dai “propri simili” mica di essere contrastati.
    Ma tant’è … se immagino bene il soggetto ti avrà subito ricollocato non tra i “propri simili”, ma tra quelli che “mandano a scatafascio l’Italia degli italiani per gli stranieri”.

    @Grembiule di cucina … scusa magari mi sbaglio, ma dal post che ho letto non mi pare che si stia mettendo in discussione la signora che ha semplicemente chiesto dei soldi, quanto semmai la reazione spropositata del “signore” che peraltro a gesti mi pare di capire simuli persino un’aggressione. Chi è la brava persona in questo post?

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About yamunin

[Luigi Chiarella, cittadino del mondo e viandante] Vivo a Vienna. Attore e drammaturgo, faccio teatro dal 1998. Nel 2001 con il collettivo teatrale Rossosimona vincemmo [ex aequo con Sud Costa Occidentale] il primo premio del Premio Scenario. Per il teatro ho scritto: Canti dall’inferno – il mare dentro il dolore, coautrice Roberta Cortese, [dai testi di Ramón Sampedro], coprod. Teatro Regio e Ass. Baretti 2007 in coll. con TST, ospite al Festival dei Due Mondi Spoleto Full Metal Kids, produzione Satyrikon 2011 Gerusalemme disvelata - da Torquato Tasso, coautrice Roberta Cortese, commissione CineTeatro Baretti 2008 Tra un impegno teatrale e l’altro ho lavorato anche come postino, venditore, magazziniere, libraio, operaio. Da una di queste esperienze è nato Diario di zona (ambientato a Torino dove ho vissuto e lavorato per circa 10 anni), inizialmente pubblicato a puntate sul blog Satyrikon e di recente pubblicazione per la casa editrice Alegre come primo numero della collana Quinto Tipo, diretta da Wu Ming 1. Dal 1987 scatto fotografie. Continuo a scrivere.

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