Cantalamappa, una storia ad alta voce #3

 

Dopo aver registrato i capitoli “L’isola del tesoro”, “Dov’è il centro del mondo” e “L’albero di Bottego… o di Mahamed?”, l’estate scorsa in occasione dell’invito a partecipare al festival STORiE di Stra-ordinaria follia (ne ho scritto qua), non ho più registrato nulla. Mi sono fatto prendere dai ritmi del lavoro quotidiano, dalle preoccupazioni che affliggono più o meno tutte e tutti. Ieri ho ripreso in mano il libro e mi sono detto che questo lavoro è da finire. Anche perché siamo più o meno dove eravamo, lockdown dopo lockdown. Le “fasi” si susseguono e di fatto non è che cambi granché. In balia di inettitudini, restrizioni, guardie armate e ignobili esseri che misurano la vita con PIL, con un virus che muta e un vaccino che chissà quando verrà davvero somministrato a tutte e tutti. E non mi riferisco solo a chi vive in Italia o in Austria o in Europa, ma a tutte le persone che abitano questo pianeta, a prescindere dal colore della pelle, dal PIL del paese in cui si vive, dal genere e dalla posizione sociale.

Leggere queste storie fa venire voglia di andare a camminare, lasciarsi la porta di casa alle spalle e entrare nella strada, aprirsi all’incontro. Che è gran parte di ciò che manca, l’incontro. E perciò ecco qua il capitolo 11:

Il cinema nel deserto

 

 

PS: I capitoli 8,9,10 li trovate pubblicati sul sito di STORie a questo link

 

Oggi (28.01) è un giorno triste – a volte capitano i giorni tristi – e combinazione ho letto Toc e Patòc, una “storia brutta”, la storia della tragedia del Vajont. Ma “certe storie brutte vanno raccontate” e così:

 

Toc e Patòc

 

Continuo ad aggiungere i file audio a questo post piuttosto che scriverne un altro. Magari più in là… Oggi (31.01) tocca al tredicesimo capitolo, ed eccolo qua:

I naufraghi di Tristan da Cunha

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