La poesia – passatemi il termine – che segue l’ho scritta un anno fa. La pubblico oggi, perché è giusto così. Le prime riflessioni sul tempo le ho fatte grazie a Marcello, mentre ci inoltravamo in una falda di passato. Andavamo avanti nello spazio, ci inoltravamo nel tempo profondo.
Ciao Marcello
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MWB
Mi chiedevo perché
ho ripreso in mano il tuo libro
l’ultimo o forse il primo
lì dove da chissà quando
la tua lingua batte e
l’ho riletto sorridendo
fra le lacrime
E dopo le sei ore e mezza
di lavoro canonico qui – nel vagone
in cui scrivo ora, di ritorno a casa –
seduto ancora ho capito
che s’avvicinava forse oggi o domani
il giorno in cui mi chiamò
un amico lontano – come solo
gli amici possono essere –
per dirmi che non eri più
Il maestro è andato via
– quasi il verso di una canzone –
e sotto questo cielo viennese,
pesante come quello berlinese –
immagini di profondità indicibile –
ti vedo ancora Marcello
mentre saluti ridendo e vai via
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