Due interviste e qualche riga su letteratura e lotta

Sul sito La letteratura e noi è stata pubblicata la tredicesima intervista dell’inchiesta sulla letteratura Working Class, a rispondere alle domande questa volta è toccato a me.

In un periodo storico in cui si tessono le lodi di macchine definite “intelligenti” capaci addirittura di “creare”, continuare a interrogarsi (e interrogare) sulla letteratura (e sulla creazione artistica) è una buona cosa. Se poi la letteratura è anche working class è anche meglio.

Da che ho memoria siamo immersi in una qualche crisi. Anche il mondo della cultura è in crisi, figuriamoci. E con l’irrompere delle macchie “intelligenti” la situazione non può che peggiorare. Ma intanto siamo qua, carne, ossa, muscoli, neuroni e sangue. E magari con una penna in mano, davanti a un foglio. Come se si fosse ancora in una qualche grotta a incidere la parete di roccia con disegni che *stanno* per gli animali, in un qualche modo. Mi vengono in mente le parole che Piergiorgio Giacché disse un giorno di un po’ di anni fa al teatro Argentina a noi giovani attrici e attori che avevamo partecipato (e vinto anche) il Premio Scenario: fate qual che vi pare: teatro fisico, opera, prosa, musical… ma fatelo bene. Ecco, questo il punto per me, fare le cose e farle bene. Poi l’etichetta lascia anche un po’ il tempo che trova. E sarebbe anche il caso di riconoscersi in questo fare comune e magari stringere alleanze, perché si vede che i tempi sono più che scuri e stare a sgomitare per qualche attimo di visibilità in più è forse fare il gioco di chi vuole comandare. Insomma, mi ritrovo in quanto ha scritto giorni fa Loredana Lipperini, che “la questione non è l’invisibilità ma la lotta“, che può essere solo comune. Da soli non si va da nessuna parte.

In questi giorni ha luogo anche la quarta edizione del Festival di letteratura Working Class organizzato a Campi Bisenzio.

A latere, alcuni giorni fa è uscito un lungo articolo su Die Presse, a firma di Loredana Bastaroli, su Risto Reich e sulla mia esperienza nel meraviglioso mondo della ristorazione nonché di persona emigrata a Vienna. Articolo derivato da una lunga intervista all’interno del cortile del Museums Quartier.

Buona lettura quindi e buona lotta

 

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